Vorrei chiedervi di commentare queste considerazioni di Massimo Cacciari sulla Rete.

"Internet corre il rischio della ridondanza, ovviamente. Tutte le notizie tendono a disporsi sullo stesso piano, sullo stesso livello, ad essere equivalenti. È impossibile ricavare una precisa gerarchia, dalle informazioni che vengono date. Tutto ciò non significa che sia "chiacchiera". Internet per sua natura tende ad equiparare, a rendere equivalente la cosa importantissima e la chiacchiera, quindi obbliga ad una selezione critica da parte nostra ancora più forte di quanto non avvenisse mediante i mezzi usuali. Per usare correttamente Internet sarebbe necessario un pubblico ancora più consapevole, ancora più formato criticamente di quanto non fosse il pubblico tradizionale. E questa è secondo me una perfetta utopia. Quindi penso che, realisticamente, avremo di certo un accesso all'informazione assolutamente incomparabile rispetto al passato, ma che sapremo sempre meno farne uso critico, consapevole. E bisogna rendersi conto del fatto che questo probabilmente è il nostro destino, perché si tratta d'un processo assolutamente immanente a questa tecnica."

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Commento da Gino Tocchetti su 2 Maggio 2009 a 13:26
Chi non e' mai montato in bicicletta, la prima volta dopo 2 metri cade. C'e' qualcuno che non si trova a suo agio nemmeno dopo anni. Probabile che qualcuno parli della problematicita' della bicicletta in se', e dei condizionamenti che subiamo usandola. La questione e' nel processo di apprendimento, e nelle capacita' e attitudini individuali. Non nello strumento. A maggior ragione se si tratta dello strumento che per una volta tanto, potremo usare come meglio ci pare. Dunque, Cacciari sta parlando di educazione e formazione, non di internet.

C'e' solo un ulteriore aspetto intrigante: internet e' anche uno strumento fondamentale per l'educazione e la formazione. Da qui una sorta di effetto spirale (e data la velocita' direi proprio effetto vortice): chi parte con un buoni strumenti cognitivi acquista progressivamente maggiore vantaggio. E dunque, avendo a cuore l'evoluzione dell'intero ecosistema, porrei l'attenzione sul "divide" cognitivo che internet tende ad amplificare.
Commento da Chiara Campagnoni su 24 Aprile 2009 a 10:29
Dibattito appassionante questo, perché da un lato evidenzia come il progresso tecnologico sfugga quasi di mano ai suoi “inventori”, appiattendo i livelli e portandosi dietro conseguenze purtroppo a volte pericolose, ma dall’altra, come non riconoscere la smisurata apertura della Rete, che supera barriere fisiche e temporali e offre opportunità fino a 15 anni fa impensabili?
A dimostrazione del potere di amplificazione di questo strumento, guardate quanti sono i commenti su questo stesso passaggio di Cacciari anche altrove! In particolare, mi è piaciuto questo che ho trovato su www.wikisap.it: “Ora, all'alba del 2009, spaventarsi di fronte alla ridondanza informativa della Rete (ringraziamo gli dei e gli uomini che esista...) mi pare un atteggiamento trito, banale e anche un po' immaturo. Insegniamo ai ragazzi (e a chi ne ha bisogno) ad usare questo strumento e facciamoci carico delle nostre responsabilità educative. Imparando a nostra volta ciò che c'è da imparare”.
Commento da Mauro Magnani su 23 Aprile 2009 a 22:34
Il problema che dovremo affrontare non è tanto quello della definizione di una "gerarchia dell'informazione" ma quello di individuare quanti avranno la capacità di fare la sintesi dell'impressionanate mole di informazioni; e questo in una Rete in cui - oggi.... - il "rumore di fondo" è spesso dominante.
Commento da Massimo Melica su 23 Aprile 2009 a 14:47
Condivido il pensiero di Massimo Cacciari, tuttavia aggiungo che quando si parla di Internet si parla di un mero strumento tecnologico di comunicazione e non della poliedricità dialettica resa dagli utenti.

Molto spesso si cade nell'errore di vedere internet secondo la propria prospettiva, un esempio per chiarire: mi affaccio dalle coste del Portogallo e vedo l'oceano atlantico, mi affaccio dalle coste della Finlandia e vedo lo stesso oceano atlantico, posso affermare di aver visto lo stesso oceano?
Si sotto il profilo nominale, ma assolutamente no per altri motivi in quanto diverso il clima, la costa, la corrente e il panorama del luogo.

Internet, dunque, è come l'oceano, lo identifichiamo a seconda di ciò che guardiamo, di quello che percepiamo ma in realtà lo scenario appare sempre diverso a seconda i punti di visione, per questo motivo è difficile porre delle generalizzazioni.

L'innovazione è nel ricondurre "gli uomini" ad un uso consapevole della risorsa, in questo modo limiteremo la ridondanza, l'illegalità, il rumore che oggi non permette più di ascoltare la Rete come in passato.
Nuove sfide, per nuovi innovatori.
Commento da Irada Pallanca su 23 Aprile 2009 a 14:03
Sono d'accordo le nuove sfide o nuova schiavitu' e' determinata da velocita' e riduzione.
Ma e' anche vero che oggi i giornalisti non sanno piu' raccontare storie.
I punti cardinali che esprimi li riformulerei in forma di domanda e come direbbe Rita Levi Montalcini in un ottica di "internet quantico":
1.quali fonti scegliere e perche'? circolarita' di senso, la fonte deve rispondere a parametri di valore dell'interprete (fine ed inizio coincidono)?
2.quali filtri coscienti usare? (tutto e' sempre soggettivo niente assoluto e acquista significato in una relazione contestuale) (oggi si assiste anche ad una viralita' di informazioni frammentate ed inserite in altri contesti che si riprogrammano semanticamente)
3.quali valori comunicare? l'etica alla base della scelta valoriale?
4.registrazione del processo e restituzione piu' autentica del resoconto del vero?

forse ho aumentato i fumi di cui parlavi...ma sorrido
Commento da Gabriele Rossi su 23 Aprile 2009 a 11:49
Un mantra che si sta diffindendo a macchia d'olio in abruzzo è che Internet è l'unico media che garantisce i cittadini del corretto uso dei fondi per la ricostruzione. Io credo che Internet è un mezzo. Vale quindi anche per la Rete la massima di McLuhan "Il mezzo è il messaggio".
Più che dai mezzi di comunicazione, la qualità delle informazioni dipende dai comunicatori, cioè dal lavoro delle persone che operano con il prodotto "informazione". Quindi, Internet o non Internet, importanti sono i quattro punti cardinali che mi insegnò oltre vent'anni fa il mio primo maestro di giornalismo:
1. le fonti
2. l'obiettività
3. la verità
4. la notiziabilità (i fatti non le opinioni)

Se non sono chiari questi 4 cardini, Internet potrà solo aumentare i "fumi di hashish"...
Commento da fausto pasotti su 23 Aprile 2009 a 8:26
Sono completamente d'accordo. La buona vecchia Prima Pagina che faceva da indice di priorità e importanza delle notizie non esiste più nemmeno nella versione online dei quotidiani stessi, visto che è in continua mutazione temporale. E questo è sia un bene, che un male. L'analisi e la sintesi richiedono tempo e l'Internet Time non lo concede...
Commento da Irada Pallanca su 23 Aprile 2009 a 8:10
Sì, questa è la tedenza che Internet stà prendendo in questo oceano di complessità, ma del resto questo stato di incertezza e di postulati antidogmatici che emergono proprio nel processo di un appiattimento di gerarchia porta inevitabilmente ad un'attenzione e selezione maggiore. Quindi direi che non vedo grandi differenze tra ciò che accadeva in passato e ciò che accade oggi se non solo nella misura quantitativa di materiale da elaborare. Potrà portare ad aumentare la distrazione di masse ma contestualmente a creare un'inevitabile approccio più critico da parte di chi svilupperà un'attentenzione attiva all'informazione. Oggi nel web è solo più evidente perchè tutto più accessibile.Ci sono testi, contenuti, che hanno una "frequenza" di prima mano e si sentono, e quelli di seconda, terza, quarta,quinta etc mano un'altra. I primi sono contenuti raccontati che provengono da un'esperienza diretta, gli altri sono solo raffinamenti, virtuosismi a volte inutili e vuoti, ma che con un'attenta lettura possono essere valutati per la loro giusta natura ed hanno il loro significato contestuale nella forma.
In queste due direzioni vedo una differenziazione ed una evoluzione culturale, originata proprio dall'inevitabile abilità che svilupperemo nel metabolizzare quantità di informazioni sempre maggiori. Bisogna comprendere che la mente ha un'apertura logica infinita e non può essere "zippata", la riduzione è una tendenza che l'uomo ha imparato per modellare la realtà intorno a lui e renderla più accessibile e meno preoccupante.

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