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INNOVAZIONE, perchè l'Italia è ancora sotto la media europea?

Perchè l'Italia ancora non brilla nell'Anno Europeo dedicato all'Innovazione?

Come Innovatori, pensiamo possa bastare la Giornata Nazionale dell’Innovazione?

I dati di "Innobarometer 2009" (recentemente pubblicato dalla Commissione Europea) parlano chiaro ed evidenziano che la posizione italiana è al di sotto della media dei 27 così come il tasso di crescita.


Tra i parametri che concorrono a stabilire il livello di innovazione dello “European Innovation Scoreboard – EIS”, ci sono il livello degli investimenti pubblici e privati per ricerca e sviluppo, il numero di brevetti, la bilancia tecnologica dei pagamenti, attività di venture capital, investimenti in informatica, numero di diplomati e laureati in materie tecnico-scientifiche.

L’Italia con Spagna, Norvegia, Croazia e Lituania fa parte del gruppo degli “innovatori moderati” paesi cioè, in cui l’innovazione cresce poco, con difficoltà, ma soprattutto si vede sorpassare da paesi (Bulgaria e Romania) che fino a qualche hanno fa accusavano un forte ritardo.

I livelli più alti della classifica sono occupati da Svezia, Finlandia, Germania, Regno Unito e Svizzera.



Downloand Rapporto "Innobarometer 2009"


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Tag: dati, eis, innobarometer, innovazione, rapporto_2009

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2 Commenti

Massimo Melica Commento da Massimo Melica su 2 Luglio 2009 a 18:54
I dati di certo non plaudono il nostro Paese, però occorre anche riflettere sul metodo di analisi alla base di questo rapporto.
Il nostro Paese ha ridotto gli investimenti pubblici nella ricerca a causa di una duplice e negativa convergenza: la crisi economica e il riordino delle università. Gli investimenti privati sono diminuiti per due motivi: gli investimenti all'estero e la crisi economica.
Il numero di brevetti è decisamente inferiore perchè abbiamo le procedure più complesse e spesso costose d'Europa, mi capita spesso di avere aziende dal fatturato intorno ai 10 milioni di euro l'anno e il sw che distribuiscono e che costituisce il proprio core business non ha un minimo di tutela giuridica.
La carenza di Venture capital è data dalle difficoltà politiche e amministrative del nostro territorio, in particolare in alcune regioni del sud.
Infine un numero di diplomati e laureati in materie tecnico-scientifiche sempre più basso testimonia che le giovani leve hanno poca passione o pochi incentivi su materie che ripagano in un lungo-medio termine preferendo balletti e canzoni che aprono scenari di mercato più redditizi.
Possiamo invertire questo declassamento?
Noi di INNOVATORI ci stiamo provando.
Alessandro Nasini Commento da Alessandro Nasini su 2 Luglio 2009 a 20:13
Come molti rapporti ci sarebbe da discutere a lungo sui paramtri di valutazione. Se uno dei parametri è la spesa per investimenti in informatica (e lo dico da addetto ai lavori), il parametro è di per sé assai poco innovativo. Nella PA italiana la spesa è stata tuttaltro che bassa - ad esempio - ma spesso mal destinata. Andrebbe in molti casi razionalizzata, non aumentata generando altri sprechi.

Mi sentirei di contestare - almeno in linea di principio - anche il fatto che per fare innovazione servano necessariamente diplomati e laureati in materie tecnico-scientifiche: ma da quando? Volete un esempio? Tra i migliori dieci software developer che conosco ci sono due laureati in filosofia, un sociologo e due in scienze politiche. Non sarà la regola, ma...

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