Esperienze, proposte o incompatibilità tra le culture tradizionali con esperienze secolari nei territori italiani e il web proattivo

Tag: culture, intercultura, internet, territorio, tradizioni

Visualizzazioni: 2

Risposte a questa discussione

Una riflessione a mio giudizio andrebbe fatta anche in rapporto al turismo. Anche nella (rara) progettazione dei siti, si tende perlopiù all'effetto vetrina, mancando il lato relazionale che le culture tradizionali hanno nella loro genesi e continuità. In due parole, chiaramente da approfondire, la logica del network è sostanziale nell'esistenza stesse di una singola cultura.
Ottimo spunto, Stefano, appena ho un po' di tempo aggiungo qualcosa sulla mia visione ed esperienza di marketing territoriale.
Sono daccordo con Stefano e aggiungerei che purtroppo molto spesso alcune iniziative nel turismo nascono con un supporto finanziario (spesso pubblico ma in qualche occasione anche privato) "spot". Ovvero ci sono dei fondi da spendere per realizzare una cosa (un sito, un portale, ecc...) e si "devono" spendere, ma non si pianifica la gestione e la manutenzione successiva della cosa.
Oggi sappiamo bene che tutti i progetti necessitano di continuità altrimenti diventano prestissimo scheletri inutili e alla fine il risultato è che si sono buttati un sacco di soldi (ovviamente viene fin troppo facile pensare a Italia.it che mi fa ancora ribollire il sangue). Insomma ci vogliono modelli di business che garantiscano continuità nel tempo ai progetti.
Sono per le agenzie di marketing e comunicazione territoriale, servirebbero a promuovere nuovi brands e molte iniziative locali, mi fermo qui, poche parole...
Luigi, il commento che hai fatto al post di Gigi, mi sembra particolarmente efficace.
La tecnologia ha sempre riproposto quel problema, non solo ai tempi di Cray: in ogni stagione e' stato necessario lavorare molto sulla distanza tra tecnici e utenti, e in quello spazio hanno potuto e dovuto inserirsi mediatori, facilitatori e gateway di vario genere.
Chiedersi quale modello di business, o piu' semplicemente come rendere sostenibile il processo di diffusione, non e' un errore di prospettiva, secondo me. Ai tempi di Mr. Cray, come piu' recentemente ai tempi dei grandi software provider o system integrator, c'e' sempre stato qualcuno che avrebbe trovato beneficio nel maggior livello di penetrazione della tecnologia e che quindi era disposto a sostenere tale processo (investimento). Inoltre i campi di applicazione erano soprattutto (se non soltanto) all'interno del comparto produttivo o della pubblica amministrazione, quindi anche il fronte degli utenti ha contribuito a coprire quei costi (prezzo).
Oggi, quando parliamo di tecnologie opensource, quindi a costo zero, e di destinatari che sono le persone e le community, non possiamo piu' contare ne' su investimenti ne' su prezzi corrisposti. La domanda di Nicola e' quindi pertinente. Quanto alla priorita' rispetto alla competenza nel colmare i divide, francamente non saprei dare una classifica: azzarderei un salomonico "pari merito".
Dunque se il problema della sostenibilita' va posto, suggerisco di cercare la soluzione nei nuovi attori, motivati ad investire e a corrispondere un prezzo. Attori che probabilmente non sono consapevoli, o addirittura non sono effettivamente interpretati da nessuno, e che quindi vanno assegnati, in un nuovo modello di governance.
Ciao Stefano e ciao a tutti Voi!
@Stefano: sono felice di averTi conosciuto. Sono d'accordo su ciò che dici inerentemente l'effetto vetrina. Il lato relazionale è importantissimo per la valorizzazione delle "differenti culture locali" e per una migliore comprensione delle dinamiche territoriali locali e dei soggetti annessi.
@ Gino: Marketing territoriale :=)
@ Nicola: ci sono progetti che nascono da privati. Progetti nati dal "cuore" delle persone e che si autofinanziano grazie alla fiducia e all'amore per il territorio e per la cultura e che non "devono" e non "vogliono" legarsi ad aspetti di natura politica ma vogliono essere legati ad ogni territorio per apportare beneficio ed orgoglio.
@Patrizia: quello che dici è molto importante...ti domando: quali agenzie di comunicazione territoriale?..se qualcuno ha un agenzia mi faccia uno squillo...sono qui che l'aspetto a braccia aperte! :=)
@Luigi: prima di parlare di business si dovrebbe parlare di relazioni tra cittadini, culture e dinamiche innovative che possono esprimersi con un "ruolo" ben definito che può essere promozione del territorio in ambito globale/locale e valorizzazione delle risorse locali annesse. Ovvio che un territorio deve avere un ritorno prima di tutto di valore aggiunto e poi di business...
@Gino: Quando un un team di decine di persone lavora per raggiungere un obbiettivo comune significa "investire"..quindi non si può piu parlare di "open source" ma di "risorse umane"...Sto perdendo il filo della vostra discussione....
Luigi Bertuzzi ha detto:
Non arrischio ancora un chiarimento; preferirei arrivare a un chiarimento in modo "corale".

Certo, Luigi, queste non sono questioni da porre ad un singolo, pretendendo risposte esaurienti e defintive. Personalmente sono inserito in un fiume di ragionamenti al riguardo, che si svolge su molti tavoli diversi, da anni.
Uno dei capisaldi dell'intercultura è comprendere come ogni cultura (termine comunque da ridiscutere) si identifica nella relazione. E' spesso fuorviante attribuire un carattere conservativo alla cultura tradizionale. Semmai chi vive ancorato alle "tradizioni dei padri", spesso fantasmi più che realtà, subisce con impatto più devastante il confronto con l'altro. Ciò riguarda tanto l'esperienza delle migrazioni che mettono in contatto forme diverse del vivere, quanto l'approccio alle nuove tecnologie. La valorizzazione delle ricchezze naturali, storiche e paesaggistiche di un territorio parte in primo luogo da una presa di consapevolezza da parte di chi abita questi territori che, se avviene, perlopiù riconosce in una qualsiasi forma di "messa in rete" un modo di conservazione, di custodia, e quindi di ulteriore vitalità. A quel punto sensibilità affini a questa dinamica, con competenze ed esperienze più legate alla tecnologia, riescono a intervenire in forme incisive e spettacolari (e nel mentre scrivevo questo mi imbatto nell'ordinanza del comune di Lucca. Sia chiaro, esattamente verso dove non si deve andare. Questo è il modo per distruggere le tradizioni locali.

RSS

ENTRA A FAR PARTE DELL’ASSOCIAZIONE INNOVATORI

In un anno di attività, più di 1000 gli iscritti al proprio Social Network. Ora l’obiettivo è far crescere l’associazione, per far sì che giochi un ruolo importante nel dibattito sull’Innovazione
A un anno dalla sua costituzione, Innovatori, l’Associazione indipendente e senza scopo di lucro che promuove il confronto, il dibattito e la condivisione delle esperienze fra i partecipanti sul tema dell’innovazione, intende allargare il proprio raggio d’azione e coinvolgere quante più persone possibili. Per questo motivo, Innovatori invita ad associarsi tutti i simpatizzanti ed in particolare gli aderenti al Social Network, per far conoscere le proprie idee ed entrare in un gruppo di persone con cui condividerle e realizzarle, partecipando cosi' attivamente all'innovazione del nostro paese.
La partecipazione a Innovatori è aperta ad ogni persona fisica e giuridica alle sole condizioni di accettare i principi e gli scopi enunciati nello Statuto, e di rispettare le modalità di associazione.

Per iscriversi, è necessario compilare la richiesta di iscrizione online presente su: www.innovatori.it.



© 2012   Creato da Massimo Melica.

Badge  |  Segnala un problema  |  Termini del servizio