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Davide Dolla Commento da Davide Dolla su 29 Settembre 2009 a 12:31
bene, mi fa piacere che abbiamo trovato punti di accordo.
Concordo con Attilio sulla questione della "concettosità" e sui "soffi di venti passeggeri" che contentevano Innovazione e si sono spenti quasi subito.

Infatti io ho scelto di innovare realmente e praticamente; sono alcuni anni (circa 7) che ho iniziato una reale innovazione nello sviluppo di sw su misura.
Ideando un sistema che oltre ad usare le ultime piattaforme di sviluppo, applica una filosofia di approccio che, a mio parere, è molto innovativa: uomo-centrica e pragmatica.

Il cliente paga per lo strumento che chiede, lo ha in poco tempo, funzionante e senza spendere tempo e soldi in quintali di analisi, giacche con cravatte e paroloni.
Risultato: clienti soddisfatti, utenti soddisfatti e noi soddisfatti.

L'unico problema è che è completamente in controtendenza alla poca professionalità e trasparenza che c'è nel campo ICT, anche quando si usano i big (anzi più big sono è più ti vendono il "fumo" di scarsa qualità e molto caro).

Questo non per farmi pubblicità, ma per dimostrare che io innovo ogni giorno, con penetrazione lenta, ma inesorabile ;)
Inoltre cerco di aprire la mentalità dei nostri clienti in modo che possano partecipare attivamente alla loro innovazione ed evoluzione.

Una domanda.... secondo voi, che forse frequentate di più Innovatori, ci sarebbe al possibilità di trovare quì qualcuno che voglia seriamente partecipare ad Innovare praticamente?

Grazie a tutti per lo scambio di idee.
Ciao.
PS: opero nel campo ICT da circa 20 anni e ho molto chiaro il funzionamento dei vecchi sistemi e di quelli nuovi.
angelodistefano Commento da angelodistefano su 29 Settembre 2009 a 8:24
ci siamo capiti, lungi da me la polemica anzi ti ringrazio per lo scambio di idee , l'importante è capirci e trovare punti di accordo perchè trovare punti di disaccordo è molto facile. ciao
Attilio A. Romita Commento da Attilio A. Romita su 29 Settembre 2009 a 7:55
Mi spiace di non riuscire a farmi capire: io dico che l'innovazione perchè sia reale innovazione e non soffio di vento passeggero, deve avere un andamento lento e costante in modo da poter essere assorbita e diventare un abito comune.
I bei proclami al vento, le parole altisonanti, i concetti pieni di "concettosità" hanno meno valore dell'aria che serve per pronunciarli; l'innovazione, il progresso, l'avanzamento della civiltà sono processi che avanzano lenti per essere bene assorbiti.
Spero di essermi spiegato bene e meglio non saprei a meno di non diventare polemico puro e vorrei evitarlo.
angelodistefano Commento da angelodistefano su 29 Settembre 2009 a 7:41
la regola fondamentale militare è più lontano porti la prima linea da casa tua e meno danni subisci. Quindi mi sembra di capire che la rivoluzione (o innovazione che oggi fa più trend) la vogliamo tutti ma è meglio che si faccia da un'altra parte.
Attilio A. Romita Commento da Attilio A. Romita su 29 Settembre 2009 a 1:04
Non voglio conservare o preservare niente per principio, vorrei sempre andare avanti, ma vorrei avere chiara la direzione in cui andare.
Riguardo poi la mobilità, cioè l'andare dove ci sono le posibilità di lavorare ed andare avanti, ben venga questa predisposizione e forse vedremo meno persone abbarbicate al loro paesello in attesa che qualcuno lavori per loro.
Una regola della strategia militare dice che tanto aumenta la distanza tra prima linea e linea di resistenza, tanto più aumenta il pericolo di un accerchiamento.
Nel caso dell'innovazione, se le novità non si consolidano sono destinate a non reggere l'attacco di quelli che si trovano bene nel loro status quo.
angelodistefano Commento da angelodistefano su 28 Settembre 2009 a 23:05
credevo che la parola innovatori fosse sinonimo di cambiamento e non capisco il sig. attilio cosa voglia difendere e preservare. se si vuole innovare si deve cambiare. digerire, rivoluzione francese sono tutte chiacchiere che nascondono il non voler cambiare un status quo. io non sono, non voglio essere e non mi interessa molto dei giornalisti con la g maiuscola il mio era un contributo per innovare. in un mondo flessibile ci vuole lavoro flessibile anzi ci vuole movimento dei lavoratori dobbiamo spostarci per trovare il lavoro meglio retribuito come fanno le merci che vanno a cercare i mercati migliori. questa è l'innovazione che ci vuole e gli ordini delle caste sono un palese ostacolo. buona notte a tutti
Attilio A. Romita Commento da Attilio A. Romita su 28 Settembre 2009 a 16:57
Davide, le nostre note si incrociano e sovrappongono e quindi, dopo questa, mi fermerò per almeno 2 ore per permettere che il flusso si stabilizzi.
Ho lavorato per oltre 40 anni nel settore ICT (nel 1965 programmavo in AUTOCODER, c'è qualcuno che lo ricorda) e la mia esperienza, in questo settore è che i titoli sono sempre stati una parte "delle carte da giocare", ma non le più importanti.
Nel corso della mia vita lavorativa, sempre nel settore privato, ho partecipato da ambo i lati a "gare per l'assunzione" e posso dire che quasi sempre ha vinto chi ha dimostrato di saper fare. E questo per un banale motivo: volevamo evitare pesi morti. Non sempre la scelta è stata fortunata, ma rientra nelle cose del mondo. Qualche volta abbiamo dovuto assumere "il figlio di.." che fortunatamente per lui faceva subito carriere e ce lo levavamo di torno.
Questo è il mondo normale e funziona così da 10000 anni, forse potrebbe funzionare meglio, ma ancora nessuno c'è riuscito.
L'unico esame valido è la vita, ma è troppo sperare che si possa fare come con i cocomeri facendo una prova prima.
Con il tempo le cose cambiano sull'onda di varie spinte e le rivoluzioni hanno portato a cambiamenti duraturi 50 anni dopo la loro fine.
Lavoriamo tutti per portare avanti le nostre piccole rivoluzioni attuabili, non speriamo che altri lavorino per il nostro bene e ...qualcosa è acmbiato dall'epoca della pietra ad oggi.
Attilio A. Romita Commento da Attilio A. Romita su 28 Settembre 2009 a 16:42
Davide, possiamo essere d'accordo sulla definizione dell'assunto di Stefano come lineare, cioè diretto e semplificato, quanto al condivisibile credo di aver risposto nella mia nota di qualche minuto fa.
L'evoluzione del mondo avviene secondo fasi alterne con salti in avanti, qualche regresso, stabilizzazione e nuovi salti. Tanto per esemplificare usando storia consolidata: la Rivoluzione Francese fu un grande passo avanti, poi venne la Restaurazione, passo indietro, poi Napoleone passo avanti e passoso indietro successivo, nel frattempo quanto di buono era venuto fuori dai due avvenimenti cominciò a consolidarsi e a diventare esperienza comune.
Sicuramente serve sempre qualcuno che sia "la pietra dello scandalo" e per questo viene spesso punito da i benpensanti, ma le sue idee germinano e diventano piante robuste che danno i loro frutti.
L'innovazione è un processo lento e solo una cura costante può renderla effettiva.
E' facile lanciare proclami giusti nei contenuti, ma sbagliati nel metodo. Il nuovo deve essere accettato e digerito ed anche il più succulento manicaretto ingurgitato con troppa velocità può avere effetti deleteri.
Non voglio difendere la conservazione a tutti i costi, vorrei evitare, come dice il proverbio, che "fosse buttati via il bambino con l'acqua sporca".
Davide Dolla Commento da Davide Dolla su 28 Settembre 2009 a 16:29
Caro Attilio,
putroppo il centro del tuo ragionamento,
ovvero che "regole ed organizzandosi in comunità professionali che minimamente garantiscono la qualità delle persone che scrivono attraverso concorsi ed esami" garantisca l'affidabilità professionale di una persona, nella relatà si dimostra FALSO e soprattutto qui in Italia dove "i concorsi e gli esami" sono stati, e sono, un tumore della democrazia - anti meritocratico.

Io opero in ambito ICT da una ventina d'anni e ti assicuro che di gente con certificati di ogni tipo e di soloni di ogni dove ne ho incontrate ...

ma MAI, ripeto MAI, la carta, i titoli di cui disponevano o le lobby di cui facevano parte li hanno fatti operare come dei professionisti quali parevano.

Inoltre penso che gli unici esami che potrebbero darci una minima garanzia della qualità del teste possano essere presi come lesivi della privacy e stupidaggini simili e quindi inapplicabili in un contesto sociale come quello attuale.
Attilio A. Romita Commento da Attilio A. Romita su 28 Settembre 2009 a 16:07
Non vorrei sbagliarmi, ma credo che le associazioni di categoria esistano dovunque. In molte nazioni, europee e non, la laurea universitaria non ha valore per esercitare la professione e questo esercizio è autorizzato e garantito dagli ordini professionali.
Quanto al giornalismo penso che esistano attualmente due ordini di idee.
Il primo è lagato alla più ampia possibilità che tutti noi abbiamo di scrivere e far conoscere le idee personali attraveso gli strumenti che internet ci mette a disposizione. Questa libertà la possiamo esercitare sempre ed ovunque rispettando, se possibile, le regole del buon gusto, cosa non sempre fatta.
Il secondo punto di vista è il cosiddetto Giornalismo, scritto o mostrato, che è possibile esercitare in giornali e video. Questa forma è soggetta a leggi e regole e mi pare giusto che chi ci mette i soldi, il proprietario del giornale, e la faccia, il direttore, voglia poter scegliere secondo delle regole ed organizzandosi in comunità professionali che minimamente garantiscono la qualità delle persone che scrivono attraverso concorsi ed esami.
Tutti sono liberi di pubblicare un giornale, il limite è soltato la capacità economica e la capacità di attrarre il pubblico.
A proposito io non sono un giornalista e la mia non vuole esser una difesa corporativa non richiesta, ma soltanto una osservazione di senso comune.
 

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